Viaggio tra il serio e il faceto di una viaggiatrice in cannocchiale con il tailleur a tracolla
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Nome: laura giusti
Sono una osservatrice del mondo e dell'umanità, cerco sempre cose nuove fuori e dentro di me, amo la mente umana e cerco di esprimerla in parole. La mia casa è il mondo e in questa casa ho conosciuto tanti personaggi che mi hanno segnato la vita. Amo gli oceani e i grandi spazi, le città caotiche, le vestigia antiche e le spiagge deserte, ascolto il mare e il vento, sono una nomade, la mia casa è ovunque io stia bene, il mio cuore è l'unica fissa dimora che ho.
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Credo che il distacco si stia completando. Per la prima volta in assoluto non riesco più a guardare la realta’ che ha fatto parte della mia vita fino a poco più di due anni fa senza provare indifferenza. Anche i luoghi che mi sono stati cari, complice forse il freddo e il grigiore di questo inverno anticipato mi appaiono asettici, privi di interesse. E sono qui ,spettatrice di uno spettacolo che non avrei mai scelto, e sono qui a contare i giorni che mi separano dal sole e dalla mia casa e dal tuo abbraccio. E so che sarà caldo e intenso perché anche tu come me stai assistendo ad una morte annunciata che non avresti mai voluto vedere e i kilometri che ci distanziano in questa nostra patria perduta sembrano troppi persino per noi. Buona notte amore mio, domani sarà un giorno in meno della nostra permanenza. 12 giorni all’alba.
Continua a sapere di buono … è l’odore che ci circonda, è il tuo odore, è il mio odore, è l’odore di quello che abbiamo costruito e che ogni giorno cementiamo per consolidare. E lo chiamo odore e non profumo, per identificarlo in qualcosa di più primordiale, che va al di là delle edulcorate note di un profumo costruito ad arte per piacere e ammaliare. In questo odore c’è di tutto, il bello e il brutto, le lacrime e la gioia, ci sono le parole dette con tanta facilità e quelle che non saranno mai facili da pronunciare, ci sono i tuoi silenzi parlanti e le mie urla a bocca chiusa, i raggi di sole e le notti nere come la pece, ci sono tanti kilometri che ci dividono dal veleno, ci sono orizzonti da guardare senza fantasticarci sopra, ci sono semplicemente due persone che ce la stanno mettendo tutta perché questo odore continui ad essere così lontano dall’inebriante profumo dell’ipocrisia e della menzogna vestita a festa. E lo sento tutto intorno, sempre, ogni minuto che passa e mi piace ancora tanto. Buon 29 settembre amore mio.
_ Hey tu….
_ si mi dica,
_ come mi dica, mi dai del lei ora? Non mi riconosci proprio?
_ veramente….hai qualcosa di conosciuto ma non saprei..
_ hey ragazza io son te! O meglio sono quella che eri…
_ Appunto, quella che ero e che non sono più, quindi non sei me..io sono io e basta!
_ Ok signora Io sono Io e Basta dimmi, sei felice?
_ si lo sono.
_ potresti esserlo anche di più.
_ potrei anche non esserlo affatto, ma lo sono, guardo sempre il bicchiere dalla parte del
mezzo pieno.
_ Ma chi te l’ha fatto fare di mollare tutto eh? Sempre la solita testa calda tu, vedi che mi
assomigli troppo?
_ ma chi me lo faceva fare di restare, me lo spieghi?
_ non ti piaceva la libertà? Il non dover rendere conto a nessuno?
_ non ero libera, ero troppo intenta a sopravvivere, e ogni istante di sopravvivenza era
bestemmiare alla vita che va vissuta, e sul rendere conto…anche a troppi dovevo…
_ dimmi, che cosa hai ora che non avevi quando eri ME, avevi sogni, speranze,amore
sorrisi e un futuro davanti, e ora?
_ ho sogni realizzati e sogni nuovi, speranze sempre ma piu’ mature, sorrisi e amore si,
da parte di un’altra bocca e di un altro cuore, al futuro non penso mi basta il presente.
.
E la tua casa? La tua terra? I tuoi amici le tue cose, non ti manca nulla?
_ La mia casa è qui adesso, quella che è restata è la TUA casa, fanne buon uso, i miei
amici sono nel cuore, le mie cose adesso le ho qui, son cose nuove che sanno di nuovo.
_ Signora dimmi, non ti piacerebbe avere 20 anni di meno?
_ No, non potrei amarlo come adesso e sai il perché? Questo è un amore maturo, ha visto
il bello e soprattutto il brutto della vita, si è lacerato, consumato nell’attesa di spuntare
come una pianta grassa nel deserto, che attende anni immobile in uno stato di morte
apparente una sola goccia d’acqua per fiorire, ed ora che ha aperto la corolla al
sole, fosse solo anche per un solo giorno vuole vivere.
_ Credo di non avere più nulla da dirti Signora, torno ad essere TU come eri mentre TU
continui ad essere Io e Basta ok?
_ Non essere triste ragazza, IO sono quella che sono perché sono stata Tu, resterai bella
per sempre in quelle fotografie nella casa del passato, ti sono grata di avermi fatto visita
ma ora ho da guardare il rettangolo di cielo dalla finestra del mio studio,esattamente
come fa il carcerato, solo che per TE quella che è la mia prigione per Me è la libertà.
La mia isola il mio mondo, il suo sorriso e il suo abbraccio il mio amore, l’oceano il mio
Mare.
Che bello ne compio 25!!!!!!!........o cazzo li stavo leggendo riflessi nello specchio.....
mi autoauguro buon compleanno, felice di essere qui a festeggiarlo davanti al mio Oceano, per mano al mio amore. Per portarne 26 per gamba devi averle buone..e pure belle ( le gambe)....le ho!
In una vita colma di grandi eventi come la mia, sono le piccole cose che forgiano i ricordi più profondi. Questa notte senza luna con te davanti all’oceano è uno di quelli.
Il prezzo della perpetua giovinezza è abbandonare questa vita per una eterna. Buon Compleanno eterno ragazzo che 28 anni fa festeggiavi il tuo compleanno di venerdì 17 , stesso giorno della tua nascita, e che due giorni dopo mi avresti sposato. Ti ricordo così, oggi venerdì 17 come allora, giovane e bello che spegni le candeline, quando ci rincontraremo nel regno dell’eterno non sarò più giovane e bella, ma felice di aver vissuto con te e poi con la grande persona che ora mi sta affianco. Grazie per tutto quello che mi hai dato e ancor di più grazie a colui che mi sta dando l’amore che non speravo più di poter provare e che mi ama pur sapendo che ci sei stato tu prima di lui, ma consapevole che ora c’è solo lui nella mia vita. Buon Compleanno per sempre, una carezza e un fiore per te.
Si avvicinano i giorni che furono del dolore e che ora non fanno più male, si avvicinano i giorni che furono angoscia e che adesso son serenità, si avvicinano i giorni che furono perdita e che ora son ricchezza, si avvicinano i giorni di un distacco lancinante che ora è un dolce ricordo, si avvicinano i giorni dove l’angoscia è spazzata via dal vento forte e caldo che invade la mia stanza stasera. Nella mente un dolce sorriso, negli occhi, vivo, pulsante l’amore che vivo. Ciao ricordo della vita passata, non verrai mai cancellato ma sarai sempre accompagnato da un sorriso e da un fiore.
C’era una volta la carta, gli amici si scrivevano, i figli in guerra mandavano lettere alle madri, le amanti profumavano le missive per i loro cavalieri, fiumi di inchiostro che macchiavano fogli, che seppur ingialliti sono arrivati intatti ai posteri. Chi non voleva conservare le lettere le bruciava, un pugno di cenere e solo il vento avrebbe potuto raccontare tutti quei segreti andati in fumo. La soddisfazione tattile di toccare un foglio, di leggerne la calligrafia consapevoli che le parole appartenevano veramente al mittente, ma poi piano piano è cambiato tutto. Arrivò il telefono e quanta emozione nell’ascoltare in diretta la voce delle persone care anche se all’altro capo del mondo, perché mai attendere mesi una lettera quando componendo pochi numeri si poteva parlare? Poi il telefono si evolse, arrivarono le telescriventi i cellulari e poi i fax. Se non si aveva il fax non si era nessuno, con chiunque si interagisse la risposta era sempre “mi mandi un fax”. E facciamocelo questo benedetto fax! Come tutto il mondo ebbe un fax arrivarono le e-mail, carta elettronica, inchiostro elettronico per impestare più o meno amichevolmente le caselle di posta elettronica di tutto il mondo. E si perché dentro ad una e-mail si puo’ sempre nascondere un pericolo, un temutissimo virus che ci ammicca da un allegato dall’aspetto innocuo. Sarebbe come dire che io, aprendo la posta ( quella che recapita tuttora il postino) dentro una bolletta trovassi una bomba, la apro credendo di trovarci una bolletta e boom! Va da sé che per ricevere una mail bisogna munirsi principalmente di un computer e successivamente registrarci in uno dei tanti portali che offrono gratuitamente il servizio. Registrarci ... e qui iniziano i dolori. Io per buona regola, non fidandomi completamente mai del prossimo mio anche se lo guardo dritto negli occhi ancor meno mi fido di quel prossimo virtuale che non posso nemmeno vedere, quindi non se ne parla di sganciare nell’ignoto come spazzatura spaziale da un modulo lunare i miei dati veri. Ahimè, anche se non completamente sola, mi ritrovo con uno sparuto drappello di saggi che rifiutano la schedatura volontaria contro un battaglione oceanico di temerari scellerati che in nome della moda, del “ se non ce l’hai non sei nessuno” , continua incessantemente a rimpolpare le file di Facebook. Prima andavano di moda i messengers di vari tipi, pareva obbligatorio essere tutti a tutte le ore online per poi il piu’ delle volte non scambiare nemmeno una battuta durante tre anni, poi le telefonate gratuite attraverso computer, e giu’ tutti li a chiamarsi presi dall’entusiasmo, ora mi ritrovo la lista di messenger e quella di Skype deserte causa trasmigrazione verso Facebook. Gli italiani, popolo di entusiasti superficiali, non avvezzi pù per pigrizia che per mancanza di acume a tradurre o informarsi sulla diciture straniere non hanno messo in conto che facebook significa libro di facce … e un libro di facce cosa è? O è l’album dei calciatori Panini, ma non tutti fanno il calciatore o è uno schedario tipo quelli della polizia. Datosi che la polizia dispone solo di schedari occupati da pregiudicati, ma non fino ad ora ( lo spero) di volti di comuni cittadini, il buon popolo italiano ha pensato bene di agevolare le nostre forze dell’ordine facendo cosa? Mettendo dentro Facebook le loro foto, le foto della loro famiglia e ancor piu’ grave dei loro figli, registrandosi di tutto punto e senza riluttanza con nomi cognomi, indirizzi e quant'altro, cosa che avrebbe fatto insorgere gli stessi se fosse stata richiesta dall’ufficio delle entrate o da un organo giudiziario. La scusa è sempre la stessa, attraverso Facebook ho ritrovato gente che avevo perso di vista da anni. Mi domando io … ci sara’ un motivo se ti ho perso di vista, vero? Come mai mantengo amicizie da piu’ di 40 anni senza aver mai mandato una mail un fax o diavolerie informatiche varie, e invece a te anonimo compagno di scuola che mi stavi gia’ sulle palle a 6 anni non ti ho piu’ contattato? Lo vuoi capire si o no che non mi importa un tubo di sapere dove sei con chi stai o cosa fai? Voglio ricordarti bambino rompipalle a 6 anni in prima elementare e non rivederti mai piu’ calvo con la pancetta, ragioniere, e ovviamente sempre rompipalle ,di 50 anni! Dopo il boom iniziale avuto da questo mezzo in America e poi nel resto del mondo, ora fuori dalle patrie frontiere sta iniziando un processo inverso, ovvero sia la lotta di quelli che avendo preso coscienza della pericolosità del mezzo hanno tentato di cancellarsi. Risultato: la cancellazione è quasi impossibile da ottenere, i dati personali vengono conservati a lungo dai server, sparire ad un occhio esperto è praticamente impossibile. Dopo lotte e cause giudiziarie pare che ora il famigerato facebook abbia inserito una opzione, alquanto macabra almeno a dicitura ovvero sia per sparire devi fare harakiri, ovvero ti devi "suicidare"! Premesso che non sono un samurai giapponese dei tempi di RAN, non devo fare nessun film di Kurosawa, non ho intenzione di gestire una sala da tè né di fare la geisha mi devo procurare una katana virtuale solo per poter uscire da un labirinto chiamato Facebook? Ma "suicidatevi " voi o creatori dell’infernal marchingegno, io voglio solo essere di nuovo anonima felice e senza la diffusione più o meno illecita o consapevole di tutti i fatterelli miei. La prossima volta che in Facebook qualcuno ammiccante presentandosi vi dirà: salve sono un Ingegnere Sociale, mi raccomando non rispondetegli : bella professione, complimenti, quanto hai avuto di votazione alla laurea? Informatevi bene prima di usare mezzi che non conoscete e soprattutto evitate di andare a fare casino ai vari G 9/10/11/ ecc contro coloro che vogliono la globalizzazione e il grande fratello che ci ascolta e ci spia. Vi siete già schedati da soli…meditate gente meditate.
P.S anche se vi "suicidate" i vostri dati restano nei server per anni....
Sono addolorata e sono indignata. Soprattutto indignata dalle notizie che mi giungono dall’Italia. La gente abruzzese, ne ha già molto di suo da piangere e da sperare per sopportare anche sciacallaggi pratici e psicologici e troppe bocche politiche e clericali che parlano parlano solo per pararsi il deretano ( e da quanto sono indignata dovrei scrivere a caratteri cubitali culo) della loro inefficienza, della loro smania di apparire, di arraffare, di vivere sulla pelle degli altri a scapito degli altri. Banditi senza scrupoli che si presentano vendendo carne a 80 euro al kg andrebbero fucilati sul posto come in quei tempi dove nessuno vorrebbe tornare e dove tutti ci si stanno infilando con la testa nel sacco. E la scelleratezza di una radio per eccellenza cattolica che dichiara che il terremoto è un “dono che dio ha voluto perchè gli abruzzesi potessere partecipare alle sue sofferenze durante la Settimana Santa”, di un capo della chiesa che andrà, forse, a trovare i terremotati e che dichiara: "La solidarietà è importante per superare insieme prove così dolorose". E così dicendo, ricorda "la sollecitudine" con cui autorità e volontari stanno soccorrendo le vittime del sisma. La sollecitudine è vero, ma da parte della gente, di comuni cittadini, di associazioni di volontariato venuti un po’ da tutti i paesi, la solidarietà di un presidente americano che stanzia fondi esattamente come li stesse stanziando per un paese del terzo mondo, la solidarietà di una popstar che regala 500mila dollari per la terra dei suoi nonni, ma i pastori delle anime, coloro i quali passano frusciando come dame nei palazzi dorati cosa fanno? Lasciano ai preti di frontiera, quelli malvisti, quelli che si levano il pane di bocca per darlo a chi non ne ha l’ingrato compito di scavare tra le macerie fisiche e dell’anima a mani nude. Non serve una visita in pompa magna di un Papa che si rechi a dire vi sono vicino, serve aiuto e concreto. E i politici che fanno? Rivedono i decreti sulla casa, cercano di insabbiare il perché un ospedale come quello dell’Aquila, crolli come un grissino sbriciolato a 15 anni di vita, cercano di nascondere dove il denaro per il cemento armato sia finito e sia restato solo quello per la sabbia. Sono indignata dalla solita commercializzazione video di una tragedia tanto immane, da un Bruno Vespa che si aggira in mezzo alle rovine cercando lacrime da esibire e da un TG1 che si autocelebra per l’audience ottenuta grazie al sisma, sono indignata per chi quell’audience gliel’ha procurata. Sono addolorata e alla mia maniera prego, forse non il Dio che secondo Radio Maria ha “donato” il terremoto, ma per i sopravvissuti che possano ancora credere ad un futuro che ora pare lontanissimo, che possano essere abbandonati dal dolore lancinante della perdita dei loro cari e delle loro radici, prego che i defunti vivano ora un’altra vita in pace, che i bambini posano dimenticare e ricominciare a correre e sorridere. Avvolgo in un abbraccio ideale tutti quelli che ora soffrono e una volta in più non rimpiango la scelta che ho effettuato. Un paese gestito da ipocriti senza scrupolo non può essere il mio paese. La terra ha tremato e si è ripresa quello che l’uomo aveva costruito, a ricordare che i decreti sulla casa servono solo in caso di necessità, in una toilette pubblica.
Ti voglio regalare un entusiasmo nuovo,
un abbraccio quasi dimenticato,
un sorriso per ogni cosa,
un amore adulto ma mai invecchiato.
Ti voglio regalare il mio cuore
che batte ancora come appena nato,
Ti voglio regalare un futuro
fosse anche racchiuso in un attimo passato.
Ti voglio regalare un benvenuto
nel primo mezzo secolo della tua vita.
Buon Compleanno Amore Mio.
E’ crisi, crisi nera un po’ dappertutto. Dove vivo fortunatamente l’approccio non è tragico come riesco ad intuire dalle notizie italiane, la gente nonostante tutto sorride non dandosi vinta, va avanti per crearsi un futuro migliore. E’ un posto pieno di giovani dove vivo, stesse facce, stesse magliette stessi jeans dei coetanei italiani, ma qui i giovani hanno qualcosa di diverso. Non si aspettano favoritismi da nessuno, non si lamentano di ipotetiche ingiustizie scolastiche, si adattano a tutti i lavori senza lamentarsi perché secondo loro l’indipendenza economica viene prima della soddisfazione e della gratificazione professionale. Per quella ci sarà tempo, dicono .I loro genitori, cinquantenni appartenenti alla mia generazione, assolutamente diversi da me figlia del dopoguerra e del boom economico, nati e cresciuti sotto un buio franchismo terminato solo nella metà degli anni ’70, non hanno fatto l’errore che invece abbiamo commesso noi italiani. Per errore intendo l’inculcare nella testa dei nostri figli che a loro sarebbe stato concesso tutto, avrebbero potuto diventare ciò che desideravano. Fino a qui buoni propositi, errore fatto in assoluta buona fede ed ottimismo nel futuro, ma pur sempre errore. E si, ci siamo disgraziatamente dimenticati di dire loro che si, avrebbero potuto diventare ciò che desideravano, ma che non ci sarebbe stata la garanzia assoluta che alla fine ci sarebbero riusciti. E giù a illuderli che il futuro era nelle loro mani, ad accompagnarli sulla strada non tagliando mai quel cordone ombelicale tanto radicato nella nostra tradizione, giù a scusarli sempre incolpando l’esterno per qualsiasi cosa li ledesse. Non gli abbiamo insegnato il sapore amaro dei No. I no che abbiamo risparmiato amorevolmente loro dentro le mura domestiche adesso si presentano ad una generazione di trentenni confusi dalla vita, pieni di sogni che non sanno realizzare o peggio Non Possono realizzare. Parlando con amici della mia stessa età, che causa forza maggiore si trovano nell’incresciosa situazione di dover ritrovare una occupazione passati i cinquanta, cosa quasi fantascientifica di questi tempi di contratti a termine e richieste assurde di max trentenni con esperienza che nemmeno un lavoratore a fine carriera possiede, da assumersi a tempo determinato per salari da fame, noto al contrario ancora un entusiasmo nel sapersi inventare o meglio reinventare qualcosa, la ribellione contro una prematura rottamazione. Chi addirittura invece ha un lavoro, pensa sempre più intensamente all’ipotesi di varcare per sempre gli italici confini per non far ritorno in una bolgia involutiva che non da a vedere spiragli di futuro. Io sono una di quelle. Abituata da sempre a guadagnarmi le cose e a non sperare mai che mi siano dovute, abituata ai punti a capo, dolorosissimi ma comunque inevitabili, dopo un esame molto critico della situazione sono arrivata alla conclusione che era assolutamente meglio ricominciare da zero, con sforzi e sacrifici ma con una prospettiva di vita migliore, piuttosto che vegetare lamentandomi nel brodo primordiale nel quale il mio amato paese sta affogando. Leggo e sento invece, giovani molto in gamba, con belle teste, che annaspano, non sanno decidere, si fanno portare dall’entusiasmo dell’emancipazione, per poi crollare davanti al peso che essa comporta. Rinuncia è parola che a loro suona estranea o indigesta. E tutto questo è colpa nostra. Ragazzi, a nome di tutti noi, vostri padri e madri vi chiedo scusa, ma vi dico anche una cosa : un no non ammazza ma fortifica, due no son duri da digerire, tre no non son la fine del mondo. Se vi ritenete grandi adesso è ora che andiate per le strade del mondo con le vostre gambe e soprattutto con in testa un’idea molto chiara. Le colpe non sono sempre tutte quelle degli altri e voi non siete sempre necessariamente vittime. Dimenticate le parole noia , depressione e guardate avanti a testa alta, sfidate la vita e dite a vostra volta No a tutto quello che vi si vuole imporre di svilente. Siete voi che potete cambiare il mondo, a noi resta solo l’amaro compito di contare i nostri errori. Buena suerte.
Oggi pomeriggio, in uno scampolo di tempo mi sono immersa nel web per leggere qualche notizia di cronaca. Leggi di qua leggi di là, vado a finire nel gossip. Oddio non è che a me interessi, dato che normalmente si parla di fatui personaggi partoriti dalle varie trasmissioni demenziali che la tv propina, mettici anche che non sono una sbarbata sbavante per i tronisti della DeFilippi, non vivo più in Italia e per scelta non mi son messa il satellite per vedere la tv italiana, aggiungiamo che gli stessi programmi demenziali li danno anche sulla televisione spagnola e io per coerenza non li guardo, il risultato è che è inutile che io legga il gossip, non conosco nessuno. Mi salta all’occhio pero’ una pseudo notizia: Angelina Jolie fa impazzire i suoi ammiratori indossando un abito al contrario. Incuriosita mi metto a leggere. Pare che la bellissima attrice, e che è bellissima è un dato oggettivo, abbia indossato un abito da sera per una premiazione davanti didietro, ovvero sia mettendo l’ampia scollatura sulla schiena per mostrare meglio i tatuaggi…risultato è subito moda. E sai che scoperta! IO, modestamente IO che non sono la Signora Pitt ( che sfiga) e nemmeno figlia d’arte questa pratica la uso per lo meno da 30 anni buoni. Ancor prima dei vent’anni, quando a fisico tonico e a bellezza dell’asino nulla avevo da invidiare alla Jolie ( lei non era ancora nata cosa invidiavo? ) ero solita recarmi in un negozio specializzato in Tshirts a Bologna e comprare magliette di tutti i colori rigorosamente molto scollate a V per poi indossarle al contrario. Ci metto di più, faccio da anni la stessa cosa con gli slip e con i costumi da bagno. Essendo idiosincratica alle mutande che si infilano direttamentee senza permesso dove non dovrebbero, e intendo mille arricciature di mutanda non un filo da perizoma, preferisco indossare gli slip al contrario, tenere coperto un po’ di piu’ il pancino e molto piu’ scoperto quello che oggi è famoso come lato B (anche qui avrei da richiedere un paio di diritti d’autore essendo almeno un venticinquennio che definisco cosi’ il mio popò). Insomma, solo perché non mi chiamo Brangelina, non ho una marea di figli naturali e adottati, non ho meno di 40 anni come lei, non ho un marito bravo come attore e uno schianto per la vista, non ho i suoi soldi e il suo padre attore, che non ho schiere di ammiratori dementi che urlano al solo pensiero della invenzione eccentrica del metti davanti didietro il vestito e tutto il mondo ti sorridera’. Ma ho una soddisfazione : io, essendo nata prima HO FATTO TENDENZA alla Jolie. In un mondo che va alla rovescia prima o poi bisognerà cominciare ad adeguarsi.
Non è mai troppo tardi per essere bambini, non è mai troppo presto per essere vecchi. L’età di mezzo è il luogo dove il bambino e il vecchio si guardano negli occhi e si tendono la mano presentandosi.
Sono tre giorni che la mareggiata sferza la costa. Stamattina, sotto un sole caldo, come da giorni non era, le onde erano così alte da infrangersi sulle vetrate della terrazza a mare del ristorante. Immense onde di smeraldo con le loro criniere bianche che correvano come un branco di cavalli selvaggi sulla prateria marina. Infrangendosi si impennavano furiose creando fontane fantastiche impegnate in giochi d’acqua studiati per il piacere di un re. Dentro, al riparo dagli spruzzi e dal vento, comodamente seduta al tavolo, col naso quasi appiccicato alla finestra, osservavo attenta il susseguirsi dei marosi che ogni tanto si calmavano, di una quiete breve, apparente e surreale, proprio come gli attimi che precedono le tempeste. Al di là della Puntilla, il golfo proteggeva la spiaggia e molti stavano languidamente sdraiati al sole o immersi nella piscina naturale che la barriera lavica forma tutto lungo il paseo a mar de la Cantera.Assaggio il pesce fumante, ma ad un tratto, come se una voce mi avesse richiamato,complice il calmarsi momentaneo del moto marino, con sgomento e dolore noto che un amico mi ha lasciato, Ci ha lasciato. Il vecchio guerriero di roccia che da tempi immemori montava la guardia all’insenatura di lava non c’è più. E’ rimasto solo il solido basamento di roccia che lo sosteneva. Chiedo alla cameriera del ristorante, e lei, con le lacrime agli occhi mi dice “ se ne è andata una parte dei miei ricordi e della mia giovinezza con lui”. Deglutisco a malapena, un groppo solido come un nodo di una gomena mi attanaglia la gola e mi scendono due lacrimoni. Mio padre mi guarda con l’espressione stupita di chi non capisce, poi torna a mangiare il suo pesce. Il vecchio guerriero significava molto per Noi, per me e per te amore mio, ha rappresentato una promessa, un arrivederci a presto, che abbiamo mantenuto, quando approdammo per la prima volta assieme in questa isola che adesso è la nostra casa. Il Guerriero se ne è andato, ma mi piace pensare che non abbia ceduto le armi, sopraffatto dall’elemento che lo aveva creato, mi piace pensare che abbia abbandonato il suo posto di guardia, imbracciando spada e scudo, per scortare fino dove una stella più brillante di altre indicherà la strada a una persona tanto speciale che è volata lassù. Fai la guardia a quell’anima bella o guerriero di pietra, ci rincontreremo un giorno, non qui, ma ci rincontreremo. Buon Viaggio amico mio.
Premessa: non ricordo a che età ho incominciato a berlo. Causa: intolleranza al latte, idiosincrasia per la teina, repulsione assoluta per orzo e camomilla. Effetto : sono caffèdipendente. Conclusione: essendo la caffeina considerata nello sport doping sono drogata.
La mia vita è legata indissolubilmente al caffè, mi piace, mi soddisfa, mi manca. Nella mia vita avventurosa ho mangiato qualsiasi genere di cibo dalle schifezze più esotiche ai cibi più rudimentali, ma non mi sono mai fatta mancare il caffè. Beh si, da questo punto di vista, la viaggiatrice quale sono si è sempre dimostrata una turista in fatto di vizio nero in tazzina, al punto da portarmi appresso caffè e caffettiera in tutti gli angoli più remoti del globo. Si fa presto a dire caffè, per me la quinta essenza della soddisfazione è l’espresso, nero, cremoso, corto come solo in Italia sanno fare. All’estero cominciano inesorabilmente i guai, e per estero non intendo dall’altra parte della terra, ma semplicemente qualche km appiccicato agli italici confini. Avete mai provato a bere un caffè in Svizzera, magari in un cantone tedesco o francese? Oppure a Nizza sulla Promedade des Anglais, o nella vivacissima Plaza de España a Madrid? Beh il risultato è sempre quello, brodaglie più o meno camuffate da espressi, dai gusti varianti dall’anonimo sapore di acqua calda tinta al disgustoso andante ma accomunate tutte da prezzi assolutamente astronomici. Ricordo gli anni della giovinezza passati in quella Spagna appena postfranchista, dove il retaggio del regime si riassumeva tutto nel gusto di quell’autarchico caffè che altro non era che cicoria mal tostata. Oggi nonostante che la Spagna sia un paese progredito e moderno, la Real Accademia del Caffè spagnola detta tuttavia le sue regole sentenziando che i preziosi chicchi vanno tostati niente po’ po’ di meno che con lo zucchero! E ditelo che invece di un espresso volevate fare il croccante no? In breve, la miscela cosiddetta spagnola è composta da metà caffè naturale ( ovvero non tostato) e metà praticamente bruciato dalla caramellatura che come risultato da la creazione di una bevanda assolutamente sgradevole salvo pochi casi sporadici. Gli italiani, brava gente, hanno pensato bene di invadere il mondo progredito e non con le loro macchine espresso, dimenticando poi di andare a piazzare anche torrefazioni o scuole dove si potessero formare baristi degni di tal nome. Comprare un pacchetto di caffè, qui dove vivo costa 10 euro ogni due etti e mezzo, ma in compenso pago meno la pasta o il parmigiano che in Italia. Misteri della globalizzazione. Ogni volta che rientro dopo un soggiorno italiano, temo sempre di essere arrestata per commercio illecito di caffè, tanto riesco a stivarne nella valigia. Signora lei ha diritto a 23 kg di bagaglio e 10 kg di bagaglio a mano… bene portiamo allora 30 kg di miscela! Una pubblicità molto nota in Italia recita : il caffè è un piacere se non è buono che piacere è? Giustissimo, ma questa domanda vorrei rivolgerla alla agonizzante ALITALIA. Se qualche terrorista, o qualche aspirante dittatore avessero scoperto le potenzialità tossiche del caffè servito sugli aerei della nostra compagnia di bandiera non ci sarebbe stato sicuramente bisogno di un 11 settembre, si sarebbe potuto ricorrere a un viaggio premio in massa a bordo degli aerei tricolori. Il caffè ALITALIA è: corrosivo da far sembrare la cocacola un lenitivo antiacido per lo stomaco, decolorante al punto che un caffè corretto latte versato su di un paio di pantaloni blu mi ha lasciato una macchia azzurrina tanto chiara che nemmeno la candeggina pura anche se fa strapp non avrebbe potuto, ribollito al punto tale da restare rovente per tutto il tempo di una trasvolata oceanica. Se gli americani, da sempre abituati a beveroni colossali quanto insapori avessero scoperto le potenzialità della bevanda Alitalia, si sarebbero evitati il Vietnam e anche Guantanamo. Un terrorista o presunto tale non potrebbe resistere alla tortura di massicce dosi di AlitaliaCoffee a lungo. Se gli agricoltori lo avessero preso in considerazione non avrebbero usato pesticidi e il DDT sarebbe risultato inutile. Per i piloti della nostra compagnai di bandiera, aspiranti kamikaze, lo slogan adatto sarebbe: più lo bevi su e più ti butta giù e via ad abbracciare il San Pietro della Lavazza esclamando : Pietro! Questo mi hanno dato! Ho sempre sostenuto che i miei connazionali all’estero, tranne casi isolati, siano da evitare come le pulci per un cane, e devo dire che LORO non fanno niente di niente per farmi cambiare idea. Un paio di mesi fa, dopo una cena, in compagnia del mio Lui e di amici spagnoli, ci sediamo in terrazza di un nuovissimo bar italiano. Orbene nella lista delle consumazioni campeggiavano ben 37 tipi di pregiate cioccolate italiane. Nella mia ingenuità e mal riposta fiducia ( per una volta) nell’italico gusto decido di ordinare un espresso dicendo tra me e me… se hanno queste cioccolate che vengono dall’Italia verrà anche il caffè…. E invece no! La puzza di una brodaglia dall’integro sapore franchista mi viene depositata davanti agli occhi, emanante effluvi malefici e ancor più malefici sapori.Vi assicuro, il peggior caffè in terra Iberica dei miei ultimi 30 anni. Mi sono limitata ad insultare molto pacatamente il padrone del bar in un correttissimo italiano e a cancellare il locale dalla mappa cittadina. Ora che mi sono sfogata vado a dare due mazzate alla mia macchinetta espresso che proprio mezz'ora fa ha deciso di bloccarsi…o devo fare una chiamata al Call Center ALITALIA? Ai torrefattori l’ardua sentenza, buona tazzina a tutti.
La serenità è come la marea, a volte arriva quasi a lambirci per poi ritirarsi e guardarci da lontano. Sta a noi avventurarci sulla battigia celante pericoli occulti e affioranti per immergerci in essa.
E adesso vorrei essere grande, immensa per abbracciarti a distanza, avvolgerti di calore per sciogliere la neve e il gelo che hai nel cuore. E adesso vorrei essere piccola piccola per essere dentro il tuo cuore a sussurrarti parole di conforto. E adesso vorrei essere il cielo e la terra, la stella che guida le tue notti buie, la terra che accoglie le spoglie mortali. E adesso vorrei essere all’altezza di tutto questo. E adesso sono solo io che ti abbraccio con la mente e ti bacio col cuore. E adesso…Laura
E’ stata la tua ultima lezione, l’ultimo giorno di scuola. Hai salutato come tutti i giorni i tuoi alunni, col sorriso di chi vuol bene, enormemente, ma con fermezza, li hai congedati, hai raccolto le tue cose, guardato per l’ultima volta la classe, hai chiuso il registro di una vita, stracolmo di nomi, di volti, di grida chiassose, di volti stupiti o agitati, di vite perfette e di vite disgraziate. Per te i tuoi alunni rimarranno fanciulli per sempre. Sei uscita piano piano dalla scuola, lentamente, in silenzio serenamente e sei salita lassù, a riempire i calamai di nuvole, a sfogliare i libri che contenevano le risposte alle domande insolute di una vita. Domani gli scolari torneranno ai loro banchi di legno e con stupore sussurreranno la maestra non c’è più.