Viaggio tra il serio e il faceto di una viaggiatrice in cannocchiale con il tailleur a tracolla

Eccomi

Blogger: lauragiusti
Nome: laura giusti
Sono una osservatrice del mondo e dell'umanità,cerco sempre cose nuove fuori e dentro di me,amo la mente umana e cerco di esprimerla in parole.La mia casa è il mondo e in questa casa ho conosciuto tanti personaggi che mi hanno segnato la vita.Amo gli oceani e i grandi spazi, le città caotiche, le vestigia antiche e le spiagge deserte, ascolto il mare e il vento,sono una nomade,la mia casa è ovunque io stia bene, il mio cuore è l'unica fissa dimora che ho.

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giovedì, 21 agosto 2008
Madrid, 14.25 P.M

 

E’ terribile ciò che è accaduto ieri a Madrid, un aereo si schianta e tante vite volano in quel cielo nel quale invece avrebbero dovuto volare da vivi. Non ne sapevo nulla, mi ero permessa una mezza giornata al mare, per rilassarmi dai mesi a dir poco convulsi che sto vivendo, nei quali l’ignoto per il mio, il nostro futuro è il pensiero principale. Non che abbia mai avuto paura dei cambiamenti, se così fosse stato sarei rimasta staticamente insoddisfatta nella mia casa italiana, ma ora, dopo una scelta tanto radicale, sento l’esigenza di non sbagliare, di fare tutte le cose giuste al momento giusto, di non tralasciare nessun particolare, sperando che l’imponderabile non si accanisca su di me, come è accaduto ieri a 162 persone. A parte l’impatto emotivo che ogni tragedia di questo tipo esercita sulle persone, questa per me ha un sapore particolare. In primis, l’aeroporto Di Madris Barajas è quello che frequento molto spesso ultimamente, fa parte di quella rotta di cielo che mi collega alla mia vecchia vita, a casa, all’Italia. In secondo luogo il Terminal 4 è esattamente quello dal quale parto e arrivo, infine la rotta Madrid LasPalmas è quella che mi porta nella mia isola, nella mia vita nuova. In tutta questa tristezza, in questo lutto che aleggia, in questo orrore, una commozione dolce e soffusa mi pervade per la delicatezza e l’affetto preoccupato dei miei amici che mi hanno inviato, discretamente, messaggi nella speranza di una mia risposta. E’ talmente bello sapere di avere amici così, che ogni volta, nonostante la consapevolezza , mi scendono due lacrime a bagnare un sorriso. E vorrei abbracciarli stretti. Lo faccio qui, da uno schermo, allargo le mie braccia virtuali e vi stringo al petto. Sono fortunata, si lo sono.

Postato da: lauragiusti a 10:53 | link | commenti

sabato, 02 agosto 2008
28 anni per non dimenticare

 

 

E’ una nuvola nera che sta passando davanti a me oggi, ad oscurare un poco il bel sole che splende sull’isola. Sarà forse un malumore dovuto alla stanchezza, a qualche acciacco in più che tendo a scordare e che a vent’anni non avevo, o la mia stramaledetta patologica tendenza di pensare che chi mi sta intorno possa intuire cosa provo o la fatica che a volte accuso. Il nervosismo che cresce quando mi rendo conto che le opinioni sono e, giustamente, restano soggettive e non regolamentate universalmente, che non sono leggi. Ma forse più di tutto la nuvola nera oggi porta il volto  di un amico che da 28 anni non c’è più. Ventotto anni per non dimenticare la Stazione di Bologna, i suoi morti, le illusioni e i sogni di tanta gente che si son vaporizzate con loro nell’attimo fatale della deflagrazione. Sergio aveva un sogno…andare in Inghilterra, godersi la vacanza per quella strameritata e sudata laurea che aveva appena conseguito. Un “secchione” lui, 110 con Lode e tanti sogni e tante speranze.Un attimo e poi più nulla. Nemmeno la grazia di morire subito gli fu concessa. Dovrei ringraziare la sorte, il destino o forse più quella vocina che mi disse “scendi dall’autobus oggi non è giorno per partire”, e  che, senza ripensamento, senza scuotere la testa per un pensiero tanto bizzarro seguii. Solo per questo oggi sono qui a raccontarlo. Avrei dovuto essere lì, su quel binario, a quell’ora. Semplicemente scesi da un autobus con la mia valigia e tornai nella mia casa da studentessa. Bizzarra sorte che salvò me da una bomba e salvò Walter che non voleva viaggiare in treno, ma lo aspettò poco più in là sulla tangenziale dove la ferrovia si vedeva….morti innocenti, morti da eroi, ma morti…e qualcuno da qualche parte  una catenina al collo ancora la porta, per non dimenticare. Sono lontano ora, lontano da un paese che ho lasciato perché non sentivo più mio, un paese che odorava di crisantemi e di mancanza di futuro, respiro ogni giorno il profumo  della voglia di fare e mi perdo nei sorrisi dei tanti bimbi che popolano l’isola, ma non dimentico. Bologna 2 Agosto 1980, ore 10.25. 

Postato da: lauragiusti a 15:15 | link | commenti (5)

martedì, 29 luglio 2008
51...

Per quarantanove son stati salita, corda, picozza e tanto sudore, a cinquanta la vetta, un panorama immenso all’orizzonte, al di là di quella linea dove il dolore non arriva, ora a cinquantuno che faccio? O mi regalo un paio di freni superaffidabili per la discesa o un deltaplano per volare….mi sa che faccio il brevetto di pilota…adoro le comodità.

Postato da: lauragiusti a 00:09 | link | commenti (7)

lunedì, 14 luglio 2008


Esistono nel mondo una moltitudine di oggetti di uso comune, oppure completamente inutili, che per bizzarre situazioni, per qualcuno assumono un significato diverso. Ed ecco che un semplice oggetto, nato per uno scopo, usato da tutti in quel contesto, finisce per rappresentare qualcosa di molto più profondo, diventa un portafortuna, un amuleto, il ricordo di un passaggio importante della vita, o semplicemete incarna un sogno. Da ieri, sulla mensola in camera nostra, racchiusi in uno scrigno di legno, stanno incorniciati in bella vista due sorsi di futuro. Il sogno si è realizzato, in quelle due tazzine bianche dell'Ikea non ci abbiamo  bevuto caffè, le abbiamo usate per assaporarci il nostro domani. Sapeva così tanto di buono che lo stiamo realizzando.







 Io, sulla mensola in camera mia, ora, racchiusi in uno scrigno di legno, stanno incorniciati in bella vista due sorsi di futuro

Postato da: lauragiusti a 19:05 | link | commenti (2)

venerdì, 11 luglio 2008
sei anni

Ehi, ciao.

Anche se son passati sei anni non mi sono dimenticata di te, ma stasera ti scrivo per dirti una cosa.

Per una volta in vita mia ho seguito i tuoi consigli e le tue raccomandazioni. Mi dicevi che dovevo vivere, ricrearmi una vita, aprire il mio orizzonte a nuove possibilità, divertirmi e tornare ad amare. L’ho fatto. So che saresti fiero di me, o lo sei dal luogo dove ti trovi, e forse ogni tanto mi osservi e sorridi, pensando che son sempre la solita matta incosciente. Sei anni fa fu la prima notte senza di te, per sempre, il vuoto era talmente enorme che mi era persino impossibile pensare ad un modo per cominciare a riempirlo. Poi ho stretto i denti, ho vissuto per due, come se tu fossi stato ancora al tuo posto. Mi sono abbrutita, anestetizzata di lavoro per non pensare, poi piano piano ho cominciato ad avvertire timidi raggi di sole che mi scaldavano la pelle.Alla fine è arrivato il sole, quello che continua a scaldarmi anche nelle notti fredde, è arrivato e gli ho detto ti amo, senza rimorsi nei tuoi confronti, amare non è mai una colpa, se lo fai col cuore e sinceramente, se lo fai ex novo, senza paragoni, senza rimpianti. E di acqua sotto i ponti in questi sei anni ne è passata tanta, tanta quanta un Oceano sai? Ora vivo sulla riva di un mare che non è il nostro ma sul quale avevamo sognato di vivere. Ho mantenuto la promessa, sono qui, con un sole nuovo, con un amore nuovo, con una vita nuova. Non volermene se tu, pur permanendo nel mio cuore, non sei nei miei pensieri ogni attimo della giornata, ora ho da pensare a lui, al nostro presente e al nostro futuro, proprio come tu avresti voluto che facessi. Sorrido ricordando il tuo sorriso, le tue risate, i tuoi silenzi, mi commuovo ora guardando lui sorridere mentre dorme. Buona notte amore di ieri, amore della mia giovinezza, adesso posso abbracciarlo serena sapendo che tu sei fiero di me. Quando ci rincontreremo non mi è dato saperlo,ma nei miei sogni sei sempre il benvenuto, nella vita ora c’è posto solo per la vita. Riposa in pace tesoro, il mio amore ti sarà sempre vicino, il mio pensiero e il mio ricordo, e un fiore per te ci sarà sempre.

Postato da: lauragiusti a 00:58 | link | commenti (3)

sabato, 28 giugno 2008
Una notte quieta

 

 

Una notte quieta, nel pensare a te, tra le tue braccia. Appagamento, respiro e sguardi, è calma rassicurante, ragionata, che viene dall'anima e dalla consapevolezza di amare qualcuno per quello che è, di amare un'anima inquieta che non vorrei mai cambiare per il mio egoismo. Rimetto in gioco tutto un'altra volta, con lo spirito di quegli anni, col dolore perso nell’oblio,  la ragazza e la donna danzano assieme, guardano avanti e camminano a testa alta, ma la ragazza pensa al futuro, la donna guarda il presente, non un passo più in là, ma il presente e si accorge che anche le pietre per terra sono belle, vale la pena di guardarle.

Postato da: lauragiusti a 01:20 | link | commenti (4)

mercoledì, 25 giugno 2008
La noche de San Juan

 

E’ una notte speciale qui nell’isola. Una notte di buon auspicio, dove il fuoco purifica, dove viene reso omaggio al mare e alla terra. Fuoco e ancora fuoco, tanto fuoco sparso ovunque, una miriade di falò  che, come  fedeli in processione durante la celebrazione del rito, al calar delle tenebre illuminano, ardono, crepitano e sfavillano, disegnano arabeschi immaginari, si trasformano in immense lanterne in soccorso ai naviganti. Ricordo la prima volta che vidi le coste del Nord Africa dal ponte di una nave, c’erano fuochi simili a quelli di stanotte. Immaginai tam tam rituali e danze tribali, mi innamorai di quella terra. Percorrendo la strada litoranea in macchina all’imbrunire, pennacchi di fumo striano da Nord a Sud il cielo terso di una sera calda, con l’Aliseo che soffia possente scuotendo le palme come giunchi al vento. E mentre la strada fila via veloce dal finestrino  i fuochi si moltiplicano inoltrandosi nell’entroterra, colorando la notte di rosso. Una visione rara,  insolita ed emozionante, qui in questa terra nera di roccia, sabbia e vulcani. Pare davvero che si siano risvegliati tutti assieme, che l’alba dell’uomo stia per nascere questa notte. La fantasia vola a tempi passati, a libri letti da bambina, a storie appassionanti di pirati e tortughe, a uomini che, inerpicati su impervi costoni rocciosi, avvistando i vascelli ostili accendevano fuochi per avvertire i villaggi del pericolo imminente gridando a pieni polmoni, alti e fieri “ Piratiiiiiiii “. All’improvviso, sbucando da un tunnel autostradale, la montagna sembra divenire ardente, il paesaggio lunare  incandescente  mi fa sbattere forte le palpebre dallo stupore  e  il cuore di emozione. Le sagome degli uomini attorno al fuoco si delineano e si mischiano con le ombre della notte, ognuno sta bruciando la  propria tristezza, la propria malasorte, come in un rituale magico agli dei. E’ la noche de San Juan e io sono qui, spettatrice di tanta magia.

Postato da: lauragiusti a 02:20 | link | commenti

domenica, 25 maggio 2008

Della mia infanzia ricordo solo una strada polverosa, fame e tanto smarrimento, ma ora c’è chi mi accudisce. Sono felice, corro e gioco tutto il giorno, mangio bene, dormo quando voglio, tutti mi danno affetto, una carezza, mi offrono qualcosa, io li ricambio mostrando loro attenzione.  Sono una simpatica canaglia capace di strappare sempre un sorriso. A volte me ne sto sulla riva del mare ad osservare il tramonto, altre a bighellonare per la strada o ad intrattenere i clienti del ristorante di “mamma e papà”. Sono “el rey del barranco”, la valle per me non ha segreti, l’ombra del palmeto è il mio regno. Mi chiamo Teodoro Garcìa e sono un cane.

 

Dedicato a Teodoro che ieri è riuscito a rallegrare il nostro pranzo.

Postato da: lauragiusti a 20:18 | link | commenti (8)

mercoledì, 30 aprile 2008
Lettera aperta

Mi commuovo davanti alle cose semplici, mi stupisco di aver trovato quella normalità tanto bramata eppur respinta per tanto tempo, quasi fosse un segno di debolezza e non di serenità. Resto a bocca aperta davanti a un tramonto, sento pulsare ogni mia cellula stesa al sole, immobile, come una lucertola su un muretto a secco in qualche campagna sperduta del mondo. Amo in modo semplice, primitivo, quasi animale, dove la mente, il cuore e il corpo fanno parte di un unico sentire, dove la ragione si intreccia, come la vite al palo, al battere del cuore. Ma non riesco a vivere interiormente di semplicità. Sono affascinata dalle menti umane, più esse sono labirintiche, geniali, contorte come i tronchi degli ulivi che per molti anni furono il paesaggio della mia casa ligure, più ne vengo attratta. Io, sintetica e disumanamente lucida nei confronti di me stessa, io che non mi sono mai perdonata un volo pindarico in nome di una razionalità disincantata e di una dignità personale e intellettuale da non tradire, io, che quando ho trasgredito, l’ho fatto lucidamente e tanto ancor più mi sono giudicata, amo la sfida, la scoperta spericolata, a volo libero, di una mente complessa. Ho viaggiato tanto, ho visto e conosciuto popoli che vivono con altre regole, con altre convinzioni, ho assorbito come una spugna diverse culture, il modo di viverle, mi sono integrata col mondo, quello primitivo, naturale e al contempo oscuro, quello razionale, sterile, consumistico e moderno, ma sono rimasta comunque me stessa. Come sia questa me stessa, io lo so bene, un continuo confronto tra l’anima pazza e girovaga, curiosa di conoscere ciò che sta fuori dalla sua tenda di nomade dell’anima, al di là delle dune o di un orizzonte oceanico, e quella che vuole un rifugio, un posto stabile, che abbia il calore di un abbraccio.L’amicizia per me è sempre stata fondamentale, gli amici maschi un punto fisso. Con loro è sempre stata una partita a  scacchi giocata sull’orlo di un burrone, sapendo che una mossa sbagliata avrebbe significato cadere nel vuoto, un incontro di scherma in punta di fioretto, una grande complicità al di là del sesso o dei giochi di potere. E di amici complicati ne ho, geniali, vulcanici, dei veri monumenti al talento, sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, sempre a disseminare il cammino di opere incompiute.Con loro non è mai noia. E con te, amore mio, monumento al talento sprecato come ti definì un’amica,universo di sapere e scoperta per me, anima randagia che finalmente ha trovato una casa, con le tue ombre e con i sorrisi, che ti ho insegnato a far riaffiorare, con quella bellissima mente che mi parla attraverso le mani e non con le parole, perché sono ancora troppo pesanti da pronunciare, voglio vivere questa normalità e sparire in un abbraccio che duri fino a quando mi sara’ concesso di vivere un’alba.

Postato da: lauragiusti a 14:41 | link | commenti (7)

giovedì, 24 aprile 2008
Nessuno è perfetto

 

Quindici giorni di solitudine ( non cent’anni spero), Confesso che ho Pulito ( ebbene si l’ho fatto, se sopravvivo giuro che confesso anche di aver vissuto, parola) sarebbero i titoli perfetti.

Approfittando di due settimane di “singletudine” forzata causa rientro in patria del mio compagno, su un volo BCA ( Bestemmia Continuata Airlines), per assolvere i suoi doveri fiscali, ho deciso di approfittare della casa libera, non solo per mettermi a dieta lontana dalle tentazioni glicemiche del mio Lui, ma anche per riordinare un po’ gli armadi. Prima nota dolente, IO, proprio IO, che avevo giurato che, nella mia nuova casa della mia nuova vita, non avrei mai più accumulato schifezze e cose inutili, sono tre giorni che rendo felice i basureros ( gli spazzini e non  gli italici operatori ecologici) dell’Ayuntamiento di Las Palmas. Sotto casa ho un ristorante cinese (presto ne avremo tutti uno procapite sotto casa),che dispone di un proprio cassonetto dei rifiuti con tanto di scritta personalizzata, ma che   fregandosene, e avvalendosi della supremazia numerica gialla, lascia intonso per riempire quello destinato ai comuni cittadini. Ebbene, stanotte mi son presa la rivincita sulla Furia Gialla. Come una novella Bruce Lee, la  Jack Burton delle Canarie, passo felino, alle 2.a.m  sono scesa a  riempire di immondizia il suddetto cassonetto, per poi ammirare sadicamente estasiata, dalla finestra della camera da letto, come Giulietta al verone, l’espressione attonita e subito dopo imbufalita, del gestore del ristorante alla vista del NOSTRO cassonetto stracolmo e sbordante, e alla conseguente SUA strategica ritirata  verso il SUO cassonetto intonso. Sia chiaro, strategica in quanto ci stava parcheggiata un’auto della polizia proprio a pochi metri…Ma del resto cosa vi aspettereste da un cinese che ha l’allarme antifurto incorporato alla catena blocca scooter e non incorporato nello scooter stesso, e che quando scatta non lo disattiva tanto la catena vale poco? Tornando a me e non al cinese, ieri pomeriggio, temendo di essere fagocitata da cartacce, scatole vuote ( tengo sempre le scatole per una settimana in caso di guasto all’apparecchio acquistato, peccato che la settimana spesso duri 6 mesi), sacchi per le coperte, grucce con appesi abiti, contenitori Ikea nei quali collocare la montagna di indumenti che invade il lettone, decido di prendermi una pausa ed uscire a fare shopping. E voi credete sia facile trovare qualcosa da mettersi,  tanto comune in Italia e tanto sconosciuto qui? No è difficilissimo. L’oggetto del mio cercare, nella fattispecie è un cardigan blu scuro. Si insomma una giacca scollata a V di lana leggera o cotone abbottonata. Previdente esco indossando un cardigan similare di altro colore per facilitarmi il compito della spiegazione. Mi permetto una nota informativa, di quelle buttate lì quasi a caso, ma che fanno tanto “questa si che ne sa un sacco di cose”, ma che servirà all’uopo nel corso del racconto.

*Prestito integrale dall’inglese. Chiamato così perché indossato dagli ufficiali dell’esercito britannico durante la guerra di Crimea, deriva il suo nome da James Thomas Brudenell, settimo conte di Cardigan, che guidò la carica della cavalleria inglese.Chi lo rese famoso al mondo femminile fu Coco Chanel.

Ebbene, noi italiani, esterofili per eccellenza, affascinati da tutto ciò che viene da fuori, per lo meno abbiamo avuto la decenza di  chiamare questo capo col nome col quale è diventato famoso in tutto il mondo, meno male che la pronuncia non è differente da come sta scritto, perché allora si che sarebbero stati  dolori. Noi, generazione allevata a pubblicità diseducative,laddove l’inglese veniva pronunciato come si scriveva, retaggio di ancor fresca autarchia da regime, appena abbiamo messo il naso fuori dai confini ci siamo resi conto di quanto indietro fossimo rispetto al resto del mondo. Ricorderete  tutti per esempio il famigerato care-free pronunciato tale e quale e non “chearfri”, o per i più datati il mitico detersivo Tide e non taid, il Colgate e non colgheit, per finire con lo scempio del latino che, lingua dei nostri avi, questa volta si che lo inglesizziamo e diciamo PLAS e non PLUS! Ebbene dopo questa apparente divagazione, mi accorgo che gli spagnoli sanno fare anche di peggio.Prima di tutto scopro che il maglione si chiama sueter e non swether come da corretta provenienza anglosassone, il cardigan qui lo chiamano jersey, ma pronunciato “chersei i iersei”,ma soprattutto non esiste! Va bene che gli spagnoli, nella loro esistenza hanno sempre avuto una conflittualità atavica con gli anglosassoni, al punto di privare un certo Ammiraglio Nelson di una mano con una cannonata nel corso di una battaglia, nel 1797, al largo di Tenerife, e di erigere a monumento nazionale il cannone stesso, ma pronunciare  checiup o Michel Iacson sinceramente nemmeno l’italico popolo è arrivato a tanto. Armata di pazienza  e determinazione, rastrello come una perfetta tupacamaro tutto il parco negozi del centro, ma niente, nada de nada, di cardigans nemmeno l’ombra. Incupita torno verso casa. Scendendo dall’autobus, con l’espressione mesta, persa nel vuoto dei tedeschi nel 1970 dopo Italia –Germania 4 a 3 del mondiale messicano, butto, tanto per darmi un contegno, un’occhiata distratta a uno dei duecento milioni di negozi cinesi sparpagliati per l’isola… e cosa vedo? LUI!! Meravigliosa visione, l’oggetto del desiderio campeggia in vetrina, mi ammicca, mi sussurra come le sirene ad Ulisse in balia delle procelle comprami comprami, e ancor prima di aver realizzato esco raggiante dal negozio, stile Bufalo Bill con la testa del bisonte, brandendo il trofeo. Tre passi, tre, e riflessione…Il negozio era di un altro cinese, con un’altra catena con allarme legata ad un altro motorino, con un altro cassonetto personalizzato, ovviamente intonso,anch’egli con l’espressione attonito-imbufalita….vabbè nessuno è perfetto. Nemmeno io.

Postato da: lauragiusti a 00:19 | link | commenti (5)

lunedì, 07 aprile 2008
One Shot , One Kill

 

Oggi ho scoperto un nuovo aspetto dell’uomo che mi vive accanto. Se  non si conosce a fondo una persona anche dopo una vita passata assieme, va da sé che io sto indietro sulla strada della conoscenza avendo al mio attivo solo pochi mesi di convivenza, ma che il mio dolcissimo compagno avesse in sé, recondita, la vena del cecchino questo proprio non lo sapevo. Oddio, non è che  l’uomo in questione si sia passato in rassegna tutti i teatri di guerra degli ultimi anni, spaziando tra Mogadiscio e Sarajevo, e nemmeno Kabul o Bagdad, anche se il suo bel porto d’armi ce l’ha e un discreto arsenale pure, sempre e comunque sportivo. La vena del cecchino l’ho scoperta in modalità assolutamente anomala, rido solo al pensiero di svelarla. Ma partiamo dall’inizio, dai primi indizi che io ciecamente ho ignorato. Il suddetto uomo ha diverse passioni nella vita, tra le quali collezionare orologi di pregio e armi, sia da fuoco che coltelli. Io condivido appieno la sua prima passione, e dato che per pura casualità ci ritroviamo lo stesso polso ( sia chiaro, Lui ha il polso fine, non io quello dell’incredibile Hulk) godo della facoltà di esibire quasi ogni giorno un orologio diverso. E fin qui tutto normale. Capitolo Due: Le Armi. Essendoci trasferiti a vivere in una nazione nuova, va da sé che  Lui ha lasciato la sua collezione “bellica” in cassaforte a casa, in Italia, con l’intenzione, un giorno, di portarsela qui. Non è che io trepidi di speranza e di attesa nel sapere che un giorno mi ritroverò polvere da sparo, cartucce e quant’altro genere di materiale infiammabil/esplosivo nel cassetto del comò, ma ho glissato l’argomento con un  “vedremo… ”. Impegnati nei primi due mesi a sistemare casa come piaceva a noi, trovandoci nel dubbio di cosa appendere al muro del salone, nella zona pranzo, abbiamo optato per una bellissima Katana. E qui sono cominciati i dolori. Ci rechiamo nell’armeria e … stupore!, meraviglia! Ci vendono una katana ( affilata) senza richiederci nessun permesso, solo il pagamento della suddetta. Nel negozio, vedevo gli occhi del mio amato “sbrilluccicare” davanti alle teche dei coltelli. In poche parole, in tre mesi se n’ è comprati 7 . Spaziamo dal modello Rambo perduto nei boschi alla ricerca di un orso da scuoiare per sfamarsi, al coltello giapponese stile samurai moderno o a quello da lancio. Mi permetto di  dissentire e di oppormi già da ora per il giorno che mi chiederà di appoggiarmi al muro con una mela in testa( perché dice di saperli anche lanciare, e tendo a crederci, poi capirete anche il perché). Confesso, uno glie l’ho fregato io, in cucina va benone, taglia le patate canarie come burro. Direte voi, e cosa hanno di particolare le patate canarie? Provate a tagliarne una con un coltello che non sia un rasoio e capirete, vi lascio un solo indizio: dopo 5 ore di bollitura nel minestrone sono ancora a dadi perfettamente intatti e sodi. Oggi pomeriggio c’è stata la rivelazione. Con l’inizio della primavera, i fastidiosi insetti conosciuti col nome scientifico di Drosophile o moscerini della frutta hanno deciso di invadere la mia cucina, trovandola particolarmente ospitale. La sottoscritta, particolarmente idiosincratica a qualsiasi forma di insetto, soprattutto svolazzante in presenza di cibo, ha iniziato una caccia grossa a colpi di paletta, aspirabriciole elettrico e persino con la potenza di fuoco di un micidiale bidone aspiratutto. Niente: decimati in massa, i maledetti si riproducevano alla velocità della luce per ripresentarsi in tutto il loro splendore a ritappezzare il soffitto. Ed ecco il colpo di scena. Lui compare  con uno strano brillio neglio occhi e armato, si si, armato, ma di un elastico! Dopo qualche tiro “di prova” su bersagli inerti per familiarizzare col nuovo attrezzo, inizia la strage. Colpo dopo colpo, con una precisione millimetrica, lui, il mio novello David, mi spiaccica senza pietà e senza mancarne uno tutti gli importuni mini-Golia, decorando graziosamente il soffitto con una fantasia pointilliste degna di un impressionista o di un enigmista. Non ho osato unire i puntini per vedere quale disegno apparisse. Teminata l’ultima esecuzione, si gira con un sorriso, di quelli alla Clint Eastwood nel Texano dagli occhi di ghiaccio e  sentenzia: “ Da ragazzino ero un asso, non ho perso lo smalto. One Shot, One Kill.”. Poi, fischiettando, ha ripulito tutto il teatro del massacro non lasciando la minima traccia. Forse adesso capirete perché tendo a credergli, e capirete ancora meglio perché non comprerò mai le mele …da domani l’apple pie si fa col melone, in questa casa! ( Ho provato con l’anguria, ma non viene bene).

Postato da: lauragiusti a 03:41 | link | commenti (6)

giovedì, 27 marzo 2008
Le cose che NON HO

Si dice che la Fortuna aiuta gli audaci, mi sorge il dubbio che a chiamarla “fortuna” sia stato qualcuno invidioso del coraggio di certa gente nell’intraprendere un salto nel buio. Siamo tutti esseri umani, singoli e profondamente diversi, è quindi inutile classificare un gesto secondo parametri stabiliti. C’è chi ama lamentarsi di tutto e di tutti, senza muovere minimamente un dito per cambiare il proprio stato di insoddisfazione, e c’è gente come me che, invece di lamentarsi, agisce. Forse io ho quella dose di “sana” o “insana” pazzia, tutto dipende dai punti di vista, che mi porta a dare un taglio alle situazioni che non mi soddisfano più. E’ vero, in un brevissimo lasso di tempo, con la coscientissima incoscienza di una ventenne alla scoperta della vita, ho chiuso la baracca e sono partita con una valigia alla volta di un paese nuovo. Conversando, mi son sentita dire una gamma di cose che ha dell’incredibile, partendo dal “fortunata tu” per finire con “ tu non ami il tuo paese”. Io il mio paese lo amo moltissimo, a tempo debito ho dato quello che potevo per migliorare le cose, ma non ho la mania ossessiva di voler salvare a tutti costi un malato che desidera fortemente farla finita, insomma, non sono per l’accanimento terapeutico. A chi ritiene che io sia andata a vivere in un luogo fortemente inferiore all’italica patria ( “ma laggiù non ci sono un sacco di cose fondamentali” ) do ragione, e vado quindi ad elencare le cose che qui NON HO.

 

Clima:

NON HO mai il freddo, quaggiù c’è la zona col miglior microclima del mondo, e non lo dico io ma l’UNESCO;

NON HO il riscaldamento, vien da sé che

NON HO bollette stratosferiche da pagare di gas a fine mese.

NON HO inquinamento da  carbone o altro carburante, qui la maggior parte dell’energia  tendono a prodursela da sé, pulita, eolica e fotovoltaica, e sono all’avanguardia nella ricerca in questo campo;

 

Spostamenti:

NON HO la benzina ad un euro e mezzo al litro;

NON HO l’autostrada da pagare, non perché non esistano le autostrade ( sono a livello del Marocco Meridionale come latitudine, ma non vivo nell’Africa Nera);

NON HO l’iva al 20% sulle automobili ( né su altre cose, a dire il vero);

NON HO l’assicurazione della macchina che vale piu’ di due mensilità di stipendio;

NON HO da accendere un mutuo per parcheggiare l’automobile;

NON HO gli ausiliari del traffico;

NON HO la revisione ogni 2 anni da pagare;

NON HO il  PRA ( se non sapete cosa sia beati voi);

NON HO da attendere ore i mezzi pubblici;

NON HO i taxi che mi chiedono i risparmi di sei mesi per portarmi alla stazione;

NON HO gli aerei che costano cifre impossibili anche su tratte nazionali;

NON HO  l’Alitalia;

 

Prime necessità:

NON HO la carne o il pesce a partire da venti euro il kg;

NON HO l’acqua minerale che mi costa come lo champagne;

NON HO chi si lamenta che un nuovo ipermercato danneggia tutti;

NON HO da fare km per cercare il negozio più conveniente;

NON HO il pane e il latte diventati generi di lusso;

NON HO da preoccuparmi se esco a cena al ristorante tre sere la settimana;

NON HO un dentista che mi costringe ad ipotecare la casa per curarmi una carie;

NON HO le farmacie a prezzo fisso, e confesso che ancora non riesco a capacitarmene;

 

Attività:

NON HO la burocrazia che mi obbliga a pagare attendendo almeno sei mesi per l’avviamento;

NON HO gli esami al REC ( per info vedi PRA);

NON HO i notai che si arricchiscono con una firma;

NON HO le imposte che superano il 50%;

NON HO le banche che si tengono gli interessi per ripagarsi le spese anche se ho un milione di euro sul conto corrente ( Ndr.  NON HO un milione di euro, e questo mi manca un po’, a dire il vero);

NON HO da pagare commissioni pazzesche su spese con carte di credito, che sono usate da tutti perchè costano pochissimo;

NON HO un commercialista che mi dissangua;

 

Documenti;

NON HO una carta di identità canaria, HO una carta di identità ( ITALIANA) che una cassiera del supermercato, guardandola attonita come un bambino di 6 anni al Museo di Storia Naturale guarda lo scheletro del T-Rex, ha definito “di papiro” ( qui tutti hanno quella in formato elettronico da anni, confesso che mi sono sentita obsoleta);

NON HO dovuto aspettare mesi per ottenere una residenza;

NON HO dovuto litigare con nessun funzionario per  farmi rilasciare i permessi;

 

Varie:

NON HO Pippo Baudo;

NON HO Vespa, Socci, Formigoni, Bondi, Maroni, Bossi, Mastella, Cicchitto, Schifani, Casini, Ruini, Mussolini, il “Pecoraro Ascanio” e il verdurame vario, destristi, centristi, sinistri e sinistroidi, teodem, neocon o altre sigle del genere che tendono a dimostrare che anche la più piccola frazione di atomo è comunque divisibile (il mio apparato digerente ringrazia);

NON HO gli SMS con le k (qui ringrazia l’ortografia);

NON HO “mortadelle” né “cavalieri”: le prime bisogna importarle dall’Italia, i secondi si guardano bene dal farsi “importare” quaggiù, anche perché l’eventuale ritorno sarebbe a discrezione del giudice;

NON HO da sorbirmi gli sproloqui del politico di turno ( ed è l’unica occasione in cui faccio finta di non capire la lingua);

NON HO da svenarmi se voglio suicidarmi con le sigarette;

NON HO gli acquedotti che ogni 3 litri se ne perdono 1;

NON HO da partire col “tirapugni” in tasca  alla volta di una riunione di condominio ( ho la katana appesa in salotto per ogni evenienza, ma le riunioni se le sorbisce il proprietario),

NON HO metà del contratto di affitto in nero;

NON HO il posto macchina che mi costa come un altro appartamento;

NON HO il vicino di casa che passa metà del suo tempo a farsi gli affari miei e l’altra metà a raccontarli agli altri;

NON HO la spiaggia libera che somiglia regolarmente a una discarica;

NON HO lettino e ombrellone che mi costano come un bungalow alle Maldive;

NON HO bagnini sessantenni (meditate, donne, meditate);

NON HO un paese che ormai da anni presenta un tasso di sviluppo da prefisso telefonico internazionale;

NON HO una nuova patria perfetta, ma sicuramente HO molti problemi inutili in meno;

 

HO Raffaella Carrà … va beh, nessuno è perfetto, ma in fondo chi desidera essere un “nessuno”.

 

 

 

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sabato, 22 marzo 2008
Riemergere

Riemergo, pensieri annebbiati da una notte di oblio che non ha cancellato nulla. Il mio umore assomiglia alle nuvole che corrono veloci striando l’alba di questa mattina di festa atlantica. Contrariamente al solito non c’è nessuno per strada, le rare macchine, passando, lasciano un eco ovattato, la città dorme ancora assieme ai pochi abitanti rimasti dall’esodo pasquale. Natale con i tuoi… Pasqua con chi vuoi… è così, un Natale passato in famiglia, al freddo, non solo Pasqua ma una vita con chi vuoi, al caldo,  qui. E l’ho fortemente voluta questa vita, anche se come una macchina nuova ha bisogno di rodaggio prima di affrontare il grande viaggio.Strano, ho macinato tutti i kilometri del mondo con la naturalezza più assoluta, affrontando pericoli senza preoccuparmene, ed ora, a volte, mi è persino difficile girare la chiavetta per mettere in moto. Devo imparare nuovamente a guidare questa macchina, devo imparare ad essere con gli altri meno intransigente di quanto io lo sia con me stessa, ma al contempo, non devo permettere che si voglia rottamare qualcosa di tanto nuovo, che la stazione di rifornimento dei sentimenti entri in sciopero. Forse sta proprio qui il problema, io elargisco troppo sentimento, molto più di quanto questa nuova macchina sia in grado di incamerare. Devo regolare le valvole, farlo fluire a poco a poco, usare pazienza. Grande cosa la pazienza, da giovane non ne avevo, o perlomeno troppo poca, affamata di vita com’ero, ora ho imparato ad usarla, anche se la fame di vita forse è aumentata. Più passano gli anni e più ho voglia di vivere, di non sprecare mai un attimo, di assaporare tutto di ricordare ogni singolo momento. Mi sento come un fiume in piena, carico di energia, ma che capisco possa spaventare chi è abituato ad acque tranquille, devo erigere una diga, ci vuole pazienza….devo trovare il modo di averne di più,  lo confesso è faticoso, ma so che ne vale la pena. Sono contenta di essermi svegliata prestissimo stamattina, i primi raggi di sole fanno capolino tra le nuvole, sono un buon presagio per il giorno. Non voglio più dormire, affogare le ansie e i pensieri in un sonno sordo e muto non fa per me. Voglio vivere, per dormire ci sarà tempo, tanto, anche troppo per una eternità. Il caffè è caldo e profumato, tiro un respiro profondo, guardo fuori, dalla finestra entra un’aria tiepida e rassicurante. Lui si sveglierà tra un paio di ore, dal suo sonno amico, gli sorriderò. Anche oggi ho girato la chiavetta della messa in moto, magari il viaggio sarà migliore di quello di ieri.

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giovedì, 21 febbraio 2008
Istruzioni per l’uso

 

Consiglio vivamente a tutte le singles di prendere almeno una volta nella vita la residenza a Gran Canaria, o perlomeno  che si dedichino al salutarissimo sport di recarsi prima di ogni cosa alla sede della Polizia Locale per richiedere la fatidica Carta Verde. Non solo perché la Green Card fa tanto film americano, meta di un agognato permesso di entrare nel paese meno democratico del mondo in fatto di immigrazione, fa tanto riscossa delle minoranze, fa Thelma & Luise insomma. In realtà per un cittadino dell’Unione Europea significa pochissimo, è un attestato in più, un foglio di cellulosa verde in più che ribadisce il diritto, per altro già acquisito, di permanere  in uno stato dove tuttavia nessuno si preoccupa di chiederti nulla, in base alla libera circolazione all’interno dell’Unione stessa di tutti i suoi appartenenti. Detto questo, voi vi domanderete insomma, perché mai le italiche singles dovrebbero impelagarsi in un’impresa tanto ardua quanto inutile? Presto detto. I poliziotti qui a Gran Canaria sembrano tutti usciti da un calendario di Max. Schiere di baldi e aitanti giovanotti suppergiù trentenni, equipaggiati di tutto punto, fasciati nelle loro belle divise blu sfrecciano su potenti moto, o in pantaloncini alla baywatch, in sella alle loro biciclette o alle spaziali bighe elettriche pattugliano spiaggia e lungomare, o con occhiali da sole alla Magnum P.I, braccio fuori dal finestrino, ti dispensano un sorriso fermi al semaforo. Non che alcuni appartenenti alle nostrane e italiche Forze dell’Ordine siano del tutto da scartare, ma di norma vederne uno degno di nota fa quasi notizia, fa scoop da rotocalco scandalistico, rallegra la vista insomma. Qui viene quasi da pensare che trovarne uno  scialbo, con un po’ di pancetta, su di età ai limiti del pensionamento ti faccia vincere il jackpot di una delle tante lotterie locali, ti dia diritto al buono sconto sull’acquisto di un orologio Cartier o alla spesa gratuita  di un anno in un grande ipermercato, o meglio ancora ti regalino una pompa di benzina per rivendere il prezioso liquido alla borsa nera sul mercato di casa nostra. Ordunque, la settimana scorsa, lasciato il mio compagno alla caccia di un parcheggio, varco la soglia di un antico palazzetto che si rivela una struttura moderna e confortevole al suo interno. Passo il controllo del metal detector, cartellina della documentazione sottobraccio e numerino per rispettare la fila, e mi ritrovo in un patio ombreggiato da grandi tende bianche a forma di vela. Al centro una platea di sedili di legno chiaro, quasi fossimo ad un cinema all’aperto brulica di persone in attesa del proprio turno. Abituata a vedere code interminabili di poveri extracomunitari ammassati al di fuori delle patrie questure, organizzati fai-da-te con seggioline portate da casa, numeri fasulli che il primo temerario che ha superato la notte piantonando l’ingresso ha distribuito, facce stanche di cuori stanchi e disperati, noto che qui non c’è nemmeno l’ombra di questi personaggi. Stranieri da tutto il mondo, per lo più nordici, attratti dall’eterna primavera di queste isole, elegantemente vestiti attendono tranquillamente il loro turno. Bambini molto composti giocano un po’ più in là vicino a una grande vasca piastrellata di blu. L’aria è rilassata e io mi adeguo, iniziando l’osservazione accurata di tutti gli elementi che compongono la scena. Il sole complice  di una giornata spettacolosa, 28 gradi con brezza mentre  una ondata di gelo polare costringe gli italiani a rifugiarsi come orsi marsicani nelle loro tane, mi predispone. Ed ecco che inizia la conta… uno..due…tre… gli aitanti giovani in divisa iniziano a sfilare entrando ed uscendo dai vari uffici, parlando  in microfoni che  fanno lievemente capolino dall’orecchio a sottolineare la mascella volitiva. Arriva il mio turno, mi accomodo ad una scrivania dove, delusione, un civile attempato espleta velocemente la pratica. Esco trionfante col mio foglio verde in mano e varcando il portone, dove poco più in là mi attende il mio compagno, attraverso un vero e proprio assembramento di notevolissimi maschi autoctoni in divisa. Raggiungo il mio Lui, che con un sorriso a 56 denti e un’aria soddisfatta mi dice: “ Sai, non mi sono annoiato affatto ad aspettarti, la Polizia Locale ha arruolato le finaliste di Miss Canaria” … vatti a fidare dei compagni che ti mandano a richiedere la Carta Verde.

Comunque ho deciso. Non è obbligatorio ma il documento di identità da residente lo vado a fare. Dalla Polizia Locale , naturalmente.

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domenica, 10 febbraio 2008

Seduta in poltrona nel buio ovattato della sala, osservo il sipario che, chiudendosi, sancisce l’uscita di scena di Messer Dolore. Fine del Primo atto.

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domenica, 03 febbraio 2008

La felicità è anche tornare bambina affondando la faccia in un immenso zucchero filato rosa, mentre il carnevale impazza in questa notte a Las Palmas.

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lunedì, 21 gennaio 2008
URSULA

 

Gli affezionati lettori del mio blog ricorderanno certo le mie avventure in compagnia di Svetlana, il navigatore satellitare che il mio compagno porta montato nella sua vettura. Quest’anno, in previsione del ciclopico viaggio di trasferimento su ruote e via mare verso la nuova casa e la nuova vita, Lui, il mio amore, dopo peripezie varie per riuscire a convincere il corriere addetto alla spedizione che l’importo da pagare era quello stabilito dalla ditta e non dal corriere stesso, entra in possesso del nuovissimo modello di Svetlana, in sostituzione del vecchio modello ormai obsoleto ad aggiornamenti. Orbene, preso possesso della nuova infernale macchinetta, settata a dovere e pronta per la navigazione, decidiamo di provarla. L’inizio ci pare entusiasmante, velocità di connessione stratosferica, niente coccole e massaggino per invogliarla, niente apposita pennina per sfiorarla delicatamente, qui basta un dito. Ma, al momento di indicare la via vocalmente, ecco la sorpresa. Svetlana, l’integerrima navigatrice delle steppe dell’Est ha lasciato il posto, vocalmente parlando, a uno spaventoso viado brasiliano che con un “vocione” camuffato da femmina ci indica con professionale precisione nuove rotte, senza  dilungarsi in discorsi inutili. Ci guardiamo in faccia, io e il mio compagno, sgomenti, un attimo di silenzio carico di significato, e poi sorge spontanea la domanda: e adesso come la/o chiamiamo? Attimo di riflessione ed ecco che mi balena l’idea. La/o  chiameremo Ursula, il primo “trans chiamato desiderio”. Si, desiderio che nel lunghissimo tragitto che ci porterà a percorrere Francia e tutta la Spagna, per raggiungere Cadice  e la nave che ci sbarcherà nella nostra isola, non ci faccia  passare per tutti i maneggi, campi da golf, alberghi da raggiungere traversando foreste pur essendo ubicati a 500 metri dalla meta precedente, non ci voglia far svoltare a destra nel bel mezzo di un viadotto altissimo, non si incanti a guardare le vetrine in una monumentale rotonda di Madrid. Ursula in verità parla poco, quando lo fa  sfoggia una voce priva di accenti particolari, ma non riesco a capire se chi parla è Toquinho a 16 giri, Fiorello che imita l’annunciatrice Rai, o se chi ha prestato la voce, la notte, si esibisca in spericolati perizomi lungo qualche tangenziale nostrana o in un balletto  simil ObaOba in qualche night di periferia. Mi dico: tesoro non essere razzista, non lo sei mai stata incominci ora? Tiro un bel respirone e mi affido fiduciosa alle capacità di Ursula, ma sia chiaro: se ci “prova” con Lui, non le faccio un mazzo così ( le piacerebbe troppo), apro il finestrino e le insegno a volare e poi ... vecchia cara cartina, benritrovata!

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sabato, 12 gennaio 2008
Sevilla

Sono tornata. Finalmente dopo molto tempo, troppo. Sevilla mia ti riabbraccio. E in un attimo il tempo si annulla, il profumo della tua essenza pervade il mio odorato smanioso di inebriarmi di te. Ti sei rifatta l’abito in questo lunghi anni, mostri prepotente la tua modernità, ma el alma Andalusa sopravvive indomita negli sguardi della tua gente che assomigliano tanto al mio, tu mirada embrujadora ancora mi affascina, mi fa sentire a casa. In una canzone intitolata a te Miguel cantava “el corazòn que a Triana va nunca volverà” e infatti io sono qui, a Triana  a commuovermi ancora una volta. Stamattina in Plaza de España, una gitana, una hermana mi ha offerto il rametto di rosmarino, el romero de buena suerte. Ci siamo guardate, ci siamo sorrise e senza parlare ma con il linguaggio del comune sentire augurate buona vita. I tuoi colori continuano a stordirmi, città delle mie remote radici, gli aranci maturi sugli alberi del Paseo de Colòn sembrano tanti soli accesi che illuminano questa mattinata grigia e piovosa. E la tua gente, la mia gente, che ti sorride passando, mi fa sentire  parte di qualcosa di grande, di meraviglioso. I ricordi corrono tanti anni addietro, quando molto era ancora da fare, quando Triana pareva davvero la casa di Carmen, quando per le strade il flamenco nasceva spontaneo, quando un panino mangiato sulla sponda del Guadalquivir pareva un pasto regale solo perché si aveva il privilegio raro di essere a Sevilla. Domani ripartirò verso la mia nuova casa, una traversata in nave sull’Oceano per raggiungere la mia isola, ma  parto contenta di aver salutato, riabbracciato qualcosa che per me ha significato e continua  a significare tanto. Tu Sevilla querida. A presto.

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lunedì, 31 dicembre 2007
Voglio

Non voglio pensare a domani come a un anno nuovo ma semplicemente a domani. Voglio vivere così giorno per giorno, intensamente, senza dare nulla per scontato, accorgendomi ogni volta di qualcosa di nuovo o di mai notato prima. Voglio svegliarmi ogni mattina scoprendo una nuova espressione sul suo volto, una piccola ruga che spunta, un sorriso appena abbozzato tra il sonno e la veglia. Voglio che ogni giorno il primo caffè sia il più profumato che abbia mai assaporato, voglio che ogni bacio sia sempre il primo. Voglio pensare alla mia vita come a un maglione che cresce sotto le mani quando lavoro, punto dopo punto. Voglio buttarmi nel lavoro e nella vita con lo stesso entusiasmo di sempre, voglio che ogni giorno sia speciale. Voglio augurare a tutti quelli ai quali voglio bene di saper superare le avversità scoprendo in esse un qualcosa di positivo, magari nascosto tra le pieghe di una lacrima o di una smorfia. Voglio essere una persona solare, voglio che il buio sia solo quello delle notti stellate nella mia isola. Voglio amare, di volta in volta, minuto dopo minuto una persona che ancora fatica a credere di essere amato. Voglio abbracciare in  una stretta piena di significato le sue spalle larghe e il suo cuore buio e fanciullo, voglio spalancare la finestra al nuovo sole  regalandogli il sorriso più bello che  sia mai riuscita a fare. Voglio amarlo così, un giorno dopo l’altro fino a che la luce mi conceda il privilegio. E voglio augurare a tutti che questo nuovo inizio sia la riscossa della voglia di fare su quella di soccombere, e voglio che l’albero dei “voglio” sia sempre pieno di frutti. Buon 2008.

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lunedì, 24 dicembre 2007

23 Dicembre ore 23.40

 

Sto pensando ad una persona cara e squilla il cellulare. La sua voce, emozionata, stanca, sfinita ma felice mi annuncia che  è diventato padre. Gabriele, nuova stella tu brillerai tra quelle due mezzelune dell’Est, tu sarai un  essere fortunato illuminato per sempre dalla luce dell’amore di tuo PADRE e della sua DAMA. Come tuo padre sarai un cavaliere, con tanta strada da percorrere, ma il cammino ti sarà indicato sempre da colui che in te finalmente ha  trovato la sua pace. Che la conoscenza, la saggezza, l’amore e il calore possano accompagnare sempre tutti e tre, che il buio sia solo l’accogliente notte nella quale abbracciarvi, per voi Silvano, Marina e Gabriele un oceano di Auguri per questa nuova vita. E di nuove vite ne so qualcosa…fidatevi.

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